images (4)

Non sempre la vita è un viale alberato, pulito, piano… Noi non chiediamo che la vita ci risparmi; ci basta un cuore dove posare il capo.

Di tanto in tanto il mio sguardo cade su un’iscrizione che ho fotografato all’entrata di una casa di spiritualità, appendendola poi nel mio studio: “Quicumque intrat egreditur melior: chi entra esce migliore”. Questa frase, breve ma significativa, si riferisce non solo agli ambienti materiali in cui vengono accolte le persone ma anche, e in modo particolare, a quello spazio interiore dove chi entra può sostare, sentendosi come a casa sua, rispettato nei suoi diritti, riconosciuto nella sua dignità.

Durante l’anno appena trascorso ho varcato la soglia di molte abitazioni, incontrando numerose persone e situazioni. Mi sono sentito avvolto dagli affetti nei momenti trascorsi nelle case dei miei familiari, lasciandomi trascinare dai ricordi di un passato che mi appartiene. Le dimore di molti amici e collaboratori sono state l’occasione di approfondire i rapporti interpersonali, di elaborare progetti, di vivere soste di meditazione e di preghiera, di trascorrere piacevoli momenti conviviali, condividendo gioie e preoccupazioni, trovando cuori dove posare il capo. Sostando nelle chiese e nei colloqui con guide spirituali ho avvertito la presenza del Signore, rivelata attraverso accenti di misericordia, di confronto e di speranza.

L’accoglienza che ho ricevuto in questi luoghi e da queste persone ha spesso alleggerito il mio cuore, tonificato l’affettività, suscitando gioia genuina. Mi ha reso migliore. Grazie a queste esperienze positive, ho sentito svanire il peso di quelle circostanze in cui la chiusura di porte materiali e affettive mi hanno fatto gustare il sapore amaro dell’indifferenza e del rifiuto.

Rivedendo questi  numerosi movimenti che mi hanno fatto uscire da me per entrare nelle case e nella vita di altre persone avverto un forte stimolo a impegnarmi per rendere il mio cuore sempre più ospitale. Sono infatti convinto, come afferma H. Nouwen, che solo chi si trova a suo agio in casa propria può accogliere l’ospite, creando per lui uno spazio libero, privo di paure.

Nei mesi trascorsi tante persone sono entrate nei luoghi dove abito e lavoro. Alcune sono rimaste sulla soglia del mio studio, altre sono entrate per passarvi momenti di piacevole conversazione, di lavoro o di impegnativa relazione di aiuto. Sono uscite migliori? La domanda si pone davanti a me come uno specchio nel quale leggere il mio comportamento, nei suoi aspetti luminosi e in quelli oscuri. Non posso ignorare le volte in cui la fretta e l’impazienza hanno avuto il sopravvento facendomi dimenticare la saggezza del piccolo principe: “E’ il tempo che hai perso con la tua rosa che rende la rosa tanto importante”. E neppure riesco a dimenticare i momenti in cui sono stato incapace di sufficiente sensibilità.

Il bene che ho saputo ricevere e comunicare mi aiuta a coltivare il proposito di fare dell’accoglienza, durante l’anno appena iniziato, un modo di essere e di agire, capace di trasformare i miei incontri in occasione di crescita umana e spirituale per me e per gli altri.