luce

L’integrazione del negativo

“Ognuno di noi è una luna, con un lato oscuro che non mostra mai a nessuno”.

L’estate scorsa, ho trascorso qualche giorno in un piccolo paese ai piedi dell’Etna, condividendo le mie riflessioni con un simpatico gruppo di donne siciliane, impegnate a fare della loro vita un dono al Signore e ai fratelli. Nei momenti di sollievo, non sapevo resistere al desiderio di andare a contemplare il grande vulcano, intorno al quale sono fiorite leggende intrise di stupore e di paura.  Anche se in quel periodo era calma, presentandosi nella sua tranquilla maestà, sapevo che nelle viscere di quella montagna bolliva una materia incandescente che, da un momento all’altro, avrebbe potuto esplodere.

Senza accorgermene, nella mia riflessione l’Etna si è trasformato in un simbolo della persona umana, essere complesso abitato da aspetti non solo positivi ma anche sgradevoli, difficilmente accettabili.  Questi ultimi sono costituiti da pulsioni sessuali e aggressive, egoismi, sete di potere, espressioni narcisistiche, invidie, gelosie, miscredenze. Molto appropriatamente, C. Jung racchiude questi tratti negativi della persona sotto il nome di ombra, indicandone il lato oscuro.

L’ombra si forma perché vengono nascosti – cioè tenuti fuori della coscienza – gli elementi che contrastano con l’immagine che abbiamo di noi stessi e con la quale vogliamo apparire agli altri. Scrivendo che “ognuno di noi è una luna, con un lato oscuro che non mostra mai a nessuno”, M. Twain ha colto con precisione un frequente comportamento umano.

Dando uno sguardo al mio passato, riconosco le difficoltà incontrate nel prendere consapevolezza dell’ombra che mi abita, ma soprattutto nell’accettarla. Nel raggiungere questa méta, anche se non in maniera definitiva, sono stato sostenuto dalla coscienza che il negativo in tutte le sue espressioni è, come lo ha definito un autore, il mio fratello umbratile, per cui fa parte di me, come fanno parte di me gli aspetti positivi con i quali amo presentarmi agli altri. Ne deriva che non devo estirpare gli aspetti negativi che mi abitano, bensì purificarli, utilizzando a fini positivi l’energia che essi posseggono.

Le scienze umane del comportamento e le pratiche spirituali propongono tanti percorsi per giungere ad amare il nemico che sta in noi stessi, fino a trasformarlo in amico e collaboratore.

Personalmente ho trovato utile instaurare un dialogo con gli aspetti negativi della mia persona.  Ad esempio, colloquiando onestamente con le mie ambizioni, ho potuto entrare in contatto con il mio bisogno di autoaffermazione, un’energia cieca che spinge ad agire per costruire una grandiosa statua a se stessi. Senza tale energia sarei una persona passiva, priva di iniziativa, spenta. Lasciata a se stessa, però, l’ambizione perseguirebbe solo fini egocentrici. E’, quindi, necessario che la canalizzi nella linea dei valori a cui aderisco. Ugualmente, la conversazione con le mie pulsioni sessuali mi rende consapevole della mia sete di relazioni umane significative che possano soddisfare il mio bisogno di amare e di essere amato, di generare vita… L’energia sessuale mi spinge verso gli altri, ma in modo indiscriminato. La giusta orientazione viene dai valori abbracciati. Facendo il giro del mio mondo interiore, potrei facilmente imbattermi anche nel mio attivismo e farmi spiegare da lui l’incapacità di prendere lunghi momenti di sosta con me stesso in un atteggiamento di contemplazione, di assaporamento della realtà e della presenza di Dio.    Che dire, poi, della dimensione miscredente  che non manca di sonnecchiare in me? Il riconoscerla e l’accettarla mi porta ad essere più umile, meno dogmatico, più impegnato nella purificazione della mia fede…

Quando l’immagine dell’Etna riviene alla mia memoria, mi piace a volte riflettere sul cammino compiuto nell’integrazione del negativo. Mentre noto la strada che ancora mi resta da percorrere in questo settore del mio comportamento, considero con gioia i frutti che mi sembra di avere, almeno parzialmente, già raccolti: una maggiore tolleranza verso gli aspetti negativi degli altri; l’utilizzazione più completa delle mie risorse; il riconoscere come miei i limiti e le macchie del mio modo di essere e di agire, evitando di proiettarli sul mio prossimo; una più grande capacità di essere me stesso nei miei rapporti con gli altri e con Dio.

P. Angelo Brusco