Padre Danio Mozzi

Carissimi,
con piacere vogliamo presentarvi il nostro nuovo direttore padre Danio Mozzi che è entrato in carica alla direzione del Centro Camilliano i primi di ottobre, dopo 20 anni di emerito e stimato lavoro di padre Angelo Brusco.

Padre Danio arriva in un momento molto particolare in cui il Centro è chiamato a vivere, come ognuno di noi, una fase di incertezza data dall’emergenza Covid-19.
Sicuri di poter compiere insieme un cammino di crescita umana e spirituale, diamo il nostro benvenuto come equipe del Centro a padre Danio Mozzi.
Abbiamo scelto di presentarvi il nuovo direttore, ponendogli alcune sollecitazioni.

Padre Danio Mozzi

Padre Danio ci può raccontare da dove viene e qual è la sua formazione?
Le mie radici affondano a Gorgonzola, in provincia di Milano, dove sono cresciuto, specialmente nella realtà oratoriana e parrocchiale nella quale ho assunto alcuni compiti, in particolare l’animazione liturgica come organista e cantore.
Mi sono laureato in fisica alla Statale di Milano e ho insegnato matematica alle superiori prima di entrare nell’Ordine dei Camilliani.
Sono stato per un decennio cappellano all’Ospedale di Borgo Trento a Verona, animatore della pastorale giovanile e formatore alla vita consacrata nel mio Ordine, coniugando lo studio della teologia spirituale con il counselling ad orientamento pastorale.
Dal 2001 vivo a Verona e dall’ottobre 2018 faccio parte della comunità camilliana di san Giuliano, in via Bresciani.

Se dovesse racchiudere in una frase la sua mission, quale frase sceglierebbe?
San Camillo de Lellis diceva: «A chi soffre la pazienza non bisogna chiederla, ma offrirla» e penso che tutti coloro che si apprestano ad assumere il ruolo di accompagnatori possano comprendere quanta pazienza occorre coltivare in noi stessi per imparare ad ascoltare in modo attivo, mettendo da parte giudizi e pregiudizi, evitando di dare consigli e sostenendo una posizione neutrale.

Quale immagine l’accompagna pensando al suo nuovo incarico come direttore del CCF?
Più di una! Mi sembra che l’immagine più significativa sia quella della staffetta con i membri dell’equipe, dove ognuno porta il meglio di sé, abilità e competenze, per raggiungere l’obiettivo della vittoria.
Accanto a questa immagine sportiva allego quella di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, pensando ad un lavoro di squadra condiviso e rispettoso del contributo di ognuno.
Personalmente mi raffiguro come un delfino, felice di nuotare e sguazzare 
sorridente e scherzoso nelle acque del mare.