Un’esperienza di connessione tra counselling e servizi al lavoro

 

Vi presento Cristian Turrin, counsellor professionista formatosi presso il Centro Camilliano qualche anno fa e collaboratore del nostro Centro.
Vorrei proporgli alcune domande riguardanti la connessione tra le abilità di counselling e i diversi contesti lavorativi.

Caro Cristian, mi racconti qual è attualmente il tuo contesto lavorativo?
Lavoro dal 2013 in un ente accreditato ai servizi al lavoro e alla formazione. Mi occupo di realizzare progetti di riqualificazione e reinserimento lavorativo di persone disoccupate. Mi sono specializzato nel fare percorsi per le fasce più deboli ovvero coloro che sono distanti dal mondo del lavoro da alcuni anni. Inoltre, dal 2015 gestisco progettualità individuali di inclusione lavorativa di persone iscritte alle categorie protette e da più di un anno affianco alcune aziende come Disability Manager esterno offrendo una consulenza a 360 gradi in merito all’inserimento nei loro contesti lavorativi di persone disabili in virtù degli obblighi dettati dalla legge 68/99.  

Quale connessione ritrovi tra il tuo essere counsellor e il tuo sistema lavorativo?
Il lavoro che svolgo è prima di tutto una relazione di aiuto. Le politiche attive hanno il loro fondamento nell’accoglienza, nell’empatia, nell’ascolto attivo e nel riattivare le risorse presenti nella persona disoccupata affinché questa ritrovi la giusta motivazione per cercare un nuovo lavoro. L’operatore del mercato del lavoro deve essere un agevolatore del cambiamento. Quando una persona perde il lavoro si trova a vivere una fase di incertezza che genera condizioni critiche e di grande instabilità emotiva e caratteriale. Ecco che le tecniche e i modelli imparati durante il Corso di Counselling possono trovare la loro applicazione ed efficacia integrando un percorso personale con una parte informativa che permetta alla persona di avere una conoscenza più approfondita di come potersi muovere autonomamente riducendo in questo modo ansia e paura. Una persona più sicura di se stessa e fiduciosa nelle proprie capacità è in grado così di attivare delle strategie che spesso si rivelano vincenti. A maggior ragione nel caso di progetti di inclusione di persone disabili. Qui il Tutor/Counselor assume anche il ruolo di Mediatore tra le esigenze, le risorse e i limiti del disoccupato e le opportunità e i vincoli della situazione e del contesto lavorativo in cui verrà inserito, aiutando la persona a maturare un rapporto soddisfacente tra sé e il contesto sociale e professionale con il quale dovrà convivere.

Quale futuro vedi per la figura del counsellor nei diversi contesti lavorativi?
Credo che le politiche attive diventeranno nel tempo elemento indispensabile per il nostro sistema paese. Il mondo del lavoro è sempre in continua evoluzione dopo l’introduzione della tecnologia. Molti lavori che si svolgevano solo alcuni decenni fa oggi non esistono più. C’è spesso la necessità di reinventarsi e riqualificarsi. Le politiche attive permettono questo. Per quanto riguarda la normativa sull’inserimento dei disabili e sull’obbligo delle aziende di ottemperare all’applicazione della legge 68/99 è un processo che è solo agli inizi e si svilupperanno dei servizi necessari alle aziende non solo per la ricerca e selezione della persona disabile ma anche per la gestione nel tempo della stessa all’interno del contesto lavorativo. Qui gioca un ruolo essenziale una nuova figura che impareremo a conoscere e che inizierà a farsi sempre più strada ovvero il Disability Manager. La Lombardia è stata la prima regione nel 2018 a normare questa figura e tra le competenze vengono elencate proprio quelle che appartengono anche alla figura del Counsellor. Il QRSP regionale definisce questa nuova figura come “il responsabile di tutto il processo di integrazione socio-lavorativa delle persone disabili all’interno delle imprese”. 

Malaika